Somigli al tuo nome

Foto: serena cocco (tutti i diritti riservati)

“Mio padre decise che avrei avuto un nome importante, un nome pesante. Fu così che declinò, come fossero una preghiera, tutti i sostantivi legati alla Luna mettendo sulle linee del mio profilo sette nomi diversi.
“Somigli al tuo nome” mi hanno sempre detto. Somigli alla Luna; nascondi un sorriso e una lacrima dove nessuno guarda e quasi in disparte muovi verso di te le maree e i cicli della vita. Le sementi ascoltano il tuo canto e ti rispondono schiudendosi nel germoglio. Il lupo annusa della Terra le storie e a te le rimanda perché tu le conservi al sicuro nelle tue ombre, l’uomo si piega alla tua bellezza e tu, sola, ne accarezzi la malinconia e ne fai un ricamo di sogni. Mio padre decise molte cose e io rimasi un tempo breve alle sue regole, perché chi porta nomi importanti quasi mai resiste impassibile alla vita. La Luna è generosa, esibizionista, prima donna nella fetta di Universo che ci appartiene. Così, generosa ed esibizionista, come una diva uscii di scena lasciando un alone di tutto quello che avevo ricevuto e donato, tanto che tutti potessero dire: “è lontana ma la sua presenza si percepisce ancora” e mentre dicevano questo, nel cercare di inseguirmi, io già sorgevo di nuova vita al polo opposto della Terra perché non avevo più niente da perdere e come la Luna vagabondavo”

(serena cocco)

Mani sacre

Il tempo non ci è più nemico; ho colto in te l’immensità della sua potenza la crudeltà della sua ineluttabilità eppure la sua fragilità di fronte all’amore che l’ha reso ombra di se stesso. .
Il tuo volto è la tua bellezza; nei bordi scavati, nei giorni in più in questa vita su cui non so raggiungerti e che non oso più voler rincorrere quando mi siedo a meditarti la ruga e la cicatrice e vi scopro nascosta la maestra di vita che mi sei diventata in uno scambio reciproco di ogni bene e di ogni male come fossimo fluidi in un gioco di vasi comunicanti.
Il tempo non ci è più nemico; ho scoperto per te una dimensione parallela che non conosce i secondi se non gli istanti in cui racchiude eternità e condensa spazi.
Ho scoperto per te il significato di qualità e lasciato morire l’orgoglio della quantità. Il tuo volto è la tua bellezza quando sorridi a metà strada tra tutte le donne che sei stata, ieri e oggi. L’origine di una retta che mi trafiggeva il cuore adesso è la linea guida, la voce di una coscienza unica
Ti immagino seduta vicino al fiume della mia anima mentre racconti ai salici la mia verità e la mia storia, che ancora mi culli, donna dalle mani sacre, sacerdotessa del mio viaggio lontano
(serenacocco)

Che includa anche me

Questo amore è codardo, sa di esistere e finge di morire ogni giorno. Mi sveglio con le buone intenzioni di essere una persona migliore, compro oggetti inutili per sentirmi meno sola. Invento passioni per dimenticare il tuo nome. Mi racconto bugie, come gli adulti ai bambini. Si dice lo facciano per proteggerli dalla realtà, dalla crudeltà, dal dolore. Così, appena nati, impariamo che la menzogna è una misura dell’amore che provano per te. Io, invece, ho sempre pensato che l’amore si misuri da quanto sappiamo starci vicino nella verità, soprattutto quando fa male. Cerco ancora chi sappia farlo davvero.
Mi guardo intorno e sono le maschere che portano, più delle persone che le indossano, a riempire questo spazio di mondo che è la mia vita. Ci sono burattinai a ogni angolo della strade che attraverso,
giocano a farci sentire impotenti nelle loro mani, in un mondo dove sembra vincere chi paga meglio, chi si vende spesso. Chi si arrende presto alla volontà del più forte, al consolidato gioco dell’attraversare l’esistenza il più velocemente possibile; nei tempi prestabiliti, uguali agli altri, con i gusti di tutti.
Sembra vincere chi decide di non aprire la gabbia per non scoprire di avere le ali.
Questo tempo è codardo, vorrebbe esistere e si nega a se stesso. Se io potessi ti ricorderei il coraggio, mi ricorderei il coraggio. Ma, non so se per troppo bene o per troppo male, sono qui seduta a scrivere invece che vivere. Invece che scegliere. Stiamo conoscendo il rimpianto o stiamo conoscendo la dignità quando ci fermiamo a un passo dal distruggere le commedie che abbiamo messo in piedi? Per non far fallire il teatro, per non deludere gli spettatori smettiamo di esistere. Stiamo scegliendo di non essere. E ho la sensazione che non mi basti più sapere che ti occupo il cuore se non possiamo condividere i giorni.
Così se mi vieni a cercare stanotte che sia per rimanere. Che sia per tenermi la mano in questo bosco ancora da attraversare. Che sia un insieme quell’amore rivelato in te. Che non rimanga rivelato in te, chiuso in te.
Che includa anche a me.

(serena cocco)

(foto web)

Vestimi d’amore

Vestimi d’amore in questa nudità di parole, di spazi e poi silenzi. La mia alba è la tua notte in un tempo che insegue se stesso, tiranno. Vestimi d’amore in questa nudità di gesti, di corpi e poi silenzi. Mi manca del tuo sguardo la carezza, delle tue mani la lungimiranza. Nel non conoscerci dove ti riconosco, mi vesto del tuo amore per quanto mi somiglia. Mi svesto dal passato e ballo nuda nel buio di questa stanza dove nessuno mi vede, dove nessuno sospetta che ho imparato a essere felice. Siamo quello in cui siamo capaci di trasformarci di fronte alle avversità. Siamo il bene che scegliamo di coltivare e il male che rifiutiamo anche quando sembra essere il migliore offerente.
È l’incostanza, più di tutto, che scava i solchi. Se una pietra potesse sentire dolore, si ritroverebbe a pensare a quanto hanno impiegato il vento e la pioggia per trasformarla. Con le loro assenze, con la loro troppa presenza, con la loro furia, con la loro delicatezza. A niente rimane indifferente la più dura delle rocce, così ogni passo del nostro cammino ci modifica, anche solo per un secondo.
È dall’incostanza dei sentimenti che nasce la nostra capacità di amare.

(serena cocco)

Amare, perché di questo si tratta…

Ti aspetto come il fiore aspetta la farfalla. Senza sapere quando verrai, ma avendo la certezza che, sì, tu verrai. Il fiore è paziente, attende la pioggia per potersi nutrire, il sole por poter crescere e la farfalla per poter amare e dare frutto. Lasciare di sé, domani, un’impronta. Amare, perché di questo si tratta, è lasciare traccia del proprio esistere, sapere di aver vissuto. Ti cerco come la farfalla cerca il fiore. Senza sapere dove lo incontrerà, ma certa della sua esistenza. La farfalla è determinata, attende il tempo per smettere di essere bruco, in silenzio cura le sue forze perché le crescano le ali, lei sa che diventerà meravigliosa. Conosce dove vuole volare. Amare, perché di questo si tratta, è cominciare ad andare ancor prima di saper camminare. Ti osservo come un bambino osserva la farfalla posarsi su quel fiore che tanto ha cercato, che tanto l’aspettava. Il bambino sa vedere la poesia di quell’incontro, conosce della vita i misteri perché nessuno ha ancora cercato di spiegarglieli. Non sa che la farfalla si chiama farfalla, non sa che il fiore si chiama fiore. Pensa siano la stessa cosa. Amare, perché di questo si tratta, è saper essere un unico agli occhi del mondo.

(serena cocco)

 


Femminile e Sacro

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Donna, pensi mai alle donne che ti hanno preceduto?
Alla storia nelle tue cellule e nel tuo ventre?
In uno specchio rotto,
che deforma l’immagine
rendendola reale,
leggo nei miei occhi
il codice del femminile sacro
di tutte coloro che sono state,
di tutte coloro che sono stata,
di tutte coloro che non sono potute essere.
E’ una storia scavata nei solchi
dei miei tratti e nelle ombre dei miei colori.
Immagino disegnati, nelle linee dell’iride,
autoritratti di ogni volto
che mi è appartenuto.
Il volto di chi ha lottato
perché ereditassi libertà
non godute
e a cui sono riconoscente,
come un figlio alla madre

come avessi tante madri
e di ogni utero fossi frutto.
Donna, pensi mai alle donne che ti circondano?
Alla storia che non stiamo scrivendo e su cui tutti fanno silenzio?
Attraverso una finestra aperta,
che è la mia coscienza,
vedo il nostro passato
essere il presente di latitudini diverse.
I sorrisi obbligati, i gesti composti
gli amori nascosti, i corpi proibiti
sotto maschere e ideologie
di un’unica legge comune,
quella del più forte,
che distrugge per possesso
dopo aver con la violenza rubato.
E così di madre in figlia,
eredità eterna,
buona parte di noi continua
a vivere come ombra della
sua stessa esistenza.
Posate sulla terra
come fantasmi che passano senza lasciare traccia di sé,
siamo spose bambine, oggetti al bordo di una strada,
riproduttrici selezionate, vergini da purificare,
madri per forza o madri non riconosciute.
Cronaca nera del pomeriggio
quando ci ricordano che, ovunque viviamo,
c’è sempre un uomo che può decidere
di bruciarci, di cancellarci alla vita
se alziamo la testa e guardiamo dalla sua stessa altezza.
Donna, pensi mai a quando la notte ti addormenti leggendo il libro che preferisci?
A quando ti svegli la mattina e al tuo fianco trovi chi hai liberamente scelto di amare?
A quando ti senti bella e metti quel vestito colorato che tanto ti piace?
A quando è primavera e il vento fa prendere vita ai tuoi capelli sciolti?
A quando abbracci il tuo migliore amico per strada?
A quando guidi con la mano fuori dal finestrino e la sigaretta sta per finire?
A quando compri la tua casa e finalmente gioisci nel tuo piccolo mondo indipendente?
A quando scegli cosa studiare, dove studiare, se studiare?
A quando ti sei laureata e la tua toga era la stessa dei tuoi colleghi?
A quando la mattina lavori e sei tu il capo?
A quando sei libera di essere bella per te stessa e basta ?
Donna, ti pensi mai frutto della più grande rivoluzione della storia ancora in atto o dimentichi chi ti ha preceduto e chi ti circonda?
Per ogni libertà che ti sembra piccola,
ringrazia chi ti ha aperto la strada.
Per ogni libertà che ti sembra scontata
combatti per la tua sorella che ancora non ce l’ha.
In uno specchio rotto,
che deforma l’immagine
rendendola reale,
leggo nei miei occhi
il patto con un femminile sacro.
(Serena Cocco)

Lettera di un Amore Universale

 

 

c01_coahuila-portadfdaTi scrivo oggi la lettera che non leggerai e congedo questo mio tempo dal tuo tuo tempo. Libero la strada perché il tuo percorso si compia come lo desideri e a me rimanga l’immensità dell’Amore che ti porto. Solo quello. In fondo tutto. Ho imparato dai tuoi occhi a lasciare i desideri al bordo dell’anima e offrire spazio alla tenerezza quando tutto quello che mi manca è accarezzarti i capelli all’inizio del sonno. Mi sono svegliata questa mattina avendo capito che in alcuni casi l’amore può solo crescere e che la felicità che non ci è stata concessa è un debito con la vita che deve essere saldato. Questo deve essere uno di quei casi. Sono cosciente che aspiro per la prima volta a proteggere qualcuno con tutta la forza del cuore perché possa essere per sempre felice. Levo le ancore e mi faccio coraggio da sola, mi spaventa questa mancanza di attaccamento perché so di essere libera e di offrirti la chiave perché tu lo sia. Sono cosciente di aprirti la porta perché tu possa decidere se andare o tornare. So che potresti salutarmi per sempre o anche dimenticare di farlo. E se oggi dicessi a chi legge che l’Amore è proprio questo secondo te mi crederebbero ? Tu mi crederesti ? Sorrido e ti guardo costruire una vita dall’altra parte del mondo, una vita nuova…dividere un letto e i progetti con altre braccia. I nostri progetti. Guardo e continuo a vedere solo te e…se i tuoi occhi sorridono, non lo nego, io sorrido. E mentre lo faccio sono degna per la prima volta di dire che Amo. Ho finito con le aspettative, abbandonato il possesso, salutato la rabbia. Onestamente non ho più paura. Non ho spazi da riempire e solitudini da colmare. Mi godo questo vuoto che hai lasciato e so che ti appartiene. Lo arredo, lo pulisco e lo chiudo perché sia solo tuo per sempre. Io non sostituisco. Io non ti sostituisco. Assegno zone del mio cuore e ce ne sono abbastanza per tutti. Dovrei a questo punto dire che tu non sei una zona sei il Cuore intero ma lascio che sia tu a capirlo alla fine del percorso che oggi è solo tuo e… dove ti aspetto. 

(SerenaCocco)

A piedi feriti

 

 

A piedi feriti camminerai speranze di vita e io ti aspetterò sull’altra sponda di questo mare, come fossimo sorelle divise dai confini degli uomini, genitori crudeli che ci hanno divorziato a forza di religioni, colori, definizioni. Fino a farci credere che non ci apparteniamo, che non siamo sangue dello stesso sangue, frutto di un solo orgasmo di mente divina.

A piedi feriti nuoterai senza saperlo fare su illusioni di felicità a caro prezzo. Mondi migliori chiusi in gabbie dorate, complici di averti spinto a questo viaggio, ti vengono incontro troppo tardi e tu piangi sale e mare sotto lune e stelle che inorridiscono senza potersi voltare  perché per quello bastiamo noi, bianchi ma non puliti.

Sorella, le tue braccia al cielo che chiedono aiuto sono il monito dell’esistenza, la fame, la sete, la rabbia e la preghiera di tutti coloro che da questa parte per sempre ti aspetteranno, sapendo che non hanno fatto niente in più per meritare di non essere al tuo posto. L’ inno di tutti coloro che hanno compreso che la storia si ripete e c’è un barcone per tutti, prima o poi, che ci aspetta per attraversare le nostre miserie.

Sorella, quando sarà il mio turno e saranno alte le onde terrò basse le braccia e lascerò, ai tuoi figli e ai miei figli, il posto sulla scialuppa perché possano costruire una nuova terra di giustizia, di uguaglianza e dimentichino questi tempi e i nostri peccati in una damnatio memoriae che somiglia alla libertà. Immagino una felicità senza limiti, limpida come l’acqua che ci sta cullando d’addio e so che avrà i miei e i tuoi tratti mischiati in un’umanità sola.

Sorella braccia al cielo, il Cielo ti abbraccia.

 

(Serena Cocco)

Farfalle a colazione

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Stanotte
i tuoi capezzoli,
come grani di rosario
in mano ad una vergine,
sono invocazione,
Donna,
ricorda la preghiera
che portiamo dentro,
costato ferito di troppe croci.
Un deserto e noi.
Fiori selvatici o stelle azzurre,
Donna,
siamo sorelle, una cosa sola
quando l’alba piove sui sogni
e ci sono farfalle a colazione
da divorare per avere nuova fame
di sentimenti.
Non mele, ne peccato.
Donna,
noi siamo nate per volare
e non guardarci indietro.

Stanotte
le tue mani
sono culla e musica
e scrivono le mie parole
mentre scavi nella terra e pianti germogli,
mentre insegni a fare dei primi respiri, un canto.
Donna,
io sono la Luna all’apogeo,
tu la Terra e il Sole,
fuggo e inseguo
il nostro tempo
per non dimenticare
che siamo l’equilibrio diviso
di un unico movimento
che punta al Centro.
Ricorda, se tu nascerai in inverno
io sarò qui a primavera
a mostrare al Mondo
cosa hai covato
sotto la tua armatura di freddo,
Donna,
siamo gemelle, ci nutriamo
dallo stesso cordone,
piangiamo la stessa lacrima.

 
Stanotte i tuoi occhi
sono la mia casa
Donna,
quando sorridi e sembrano
ricami antichi,
quando li chiudi e diventano
un mantra.
Le tue ciglia mi contano
i battiti e le ore,
ritmo del mio morire
a questa superficie
e risorgere a Noi.
Donna,
simbiosi del mio dolore,
fede nuziale della mia gioia
ricorda c’è un patto tra
di noi che aspetta
di essere onorato.
Un deserto e noi.
La parte migliore di me
ci tiene in braccio,strette,
una a destra e una sinistra,
come fossimo le ultime due brocche
d’acqua pura
da portare in salvo
in questo viaggio-lontano.

(Serena Cocco)

 

A seni nudi

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I seni nudi
sono l’orgoglio
di questa Terra
gocciolano di cibo,
piangono
i dolori di ognuna
delle nostre cellule.
Una gabbia di carne
e di acqua
dalla quale siamo venuti,
alla quale aspiriamo tornare.

I seni nudi
sono la libertà
di questa Terra
quando pendono stanchi
fino ai fianchi
delle donne d’Africa
selvagge, sagge
Dee madri
di umana imperfezione.
Una poesia di tempi lontani
in un mondo che copre la sua natura.

I seni nudi
sono il dolore
di questa Terra
lividi di morsi avidi
se gli uomini non conoscono
l’altare sacro
su cui posano
le loro voglie.
Una femminilità uccisa
a carezze e lame
in pieno petto.

I seni nudi
sono la Luna
che guarda questa Terra
e le sue donne anziane
sulle rive dei fiumi e dei mari
mentre attendono le figlie
per insegnar loro
ad essere madri nuove
che nutrono,
saziano e portano
rotonda divinità.

I seni nudi
sono i tuoi
che poggiano su questa Terra,
le mie spalle piegate;
somigliano alle farfalle
quando corrono
sui fiori.
Le notti quando fa freddo
e hai nei capezzoli
il senso dell’Universo
e delle sue stelle.

(Serena Cocco)

L’Alternativa

 

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Busserò alla tua porta ogni notte.
Ognuna delle notti che non aprirai 
busserò con mano dolce
perché tu possa di carezze sentirmi.
Busserò ogni notte
e tutte le notti a venire
all’antro del tuo Io;
mi sarà culla
anche quando la mia voce
suonerà nemica al tuo orecchio.
Busserò e ti lascerò le mie foto
poggiate alla finestra
dalla quale attendi il ritorno
di colei che credi di amare;
non importa Amore,
anche se non lo dici
aspetti a me.
Busserò alla tua porta
ogni inverno
e se non aprirai
toglierò la neve dai gradini
perché tu non possa
mai farti male
e ti guarderò quando uscirai stupita e felice
e ti guarderò quando non ti accorgerai di niente,
nella fretta della vita
mentre baci di buongiorno
colei che credi di amare.
Busserò alla tua porta
il giorno del mio compleanno
per ricordarti
che quando sono nata
il regalo era per te;
se non aprirai pianterò di fiori
tutto il tuo giardino
perché la tua Anima,
più forte dell’amnesia di carne,
possa celebrarlo.
Busserò alla tua porta
quando cambierai casa,
busserò a ogni porta
fin quando non aprirai
e se cambierai continente
verrò e ti porterò
la frutta di casa,
i profumi di casa,
i colori di casa
così che la solitudine
non ti faccia paura,
poi tornerò indietro e ne porterò ancora
fin quando
non sarai felice nella tua nuova vita.
Busserò alla tua porta,
fosse l’ultima cosa che faccio,
ti chiamerò a me
e se non mi risponderai
lo scriverò sulle pietre
che sei il pezzo mancante,
così che lo possa gridare la Terra
al posto mio.
Busserò alla tua porta
quando sarai vecchia
bella uguale,
forse più bella
e se finalmente vorrai aprire
ma le gambe non ti reggeranno
entrerò dal retro
che nessuno sapeva esistesse,
nemmeno tu.
Entrerò dal retro,
senza bussare,
entrerò da dove ti ho guardata
camminare nel mondo
per ogni giorno che non hai aperto
mentre ti sussurravo:

Io ti offro un’alternativa alla superficie di questa vita, si chiama Amore.

(SerenaCocco)

 

Polpa

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Ho l’Anima chiusa in un grido,                                                                                             dove nasce lo stomaco                                                                                                    taglia come vetro                                                                                                                   quando tra le ferita e il dolore                                                                                                 passa un istante di pausa                                                                                                         ma nel mezzo                                                                                                                       c’è un oceano di niente e di eternità.

Scappo senza correre                                                                                                             a passi zoppi                                                                                                                       perché mi pesa l’esistenza                                                                                                     e la schiena si curva, dove non si vede,                                                                                in un tornante che sbocca e sboccia                                                                                   sul tuo ricordo.

Ho tagliato tutti i capelli,                                                                                                     quelli vecchi,                                                                                                                     come in un’iniziazione                                                                                                     perché, quelli nuovi,                                                                                                                   a crescere                                                                                                                     fossero solo tuoi.

Ho l’Anima chiusa,                                                                                                               nella polpa di un fiore                                                                                                           quando è acerbo e non profuma                                                                                          ma dentro è un esplosione                                                                                                     di colori e aromi                                                                                                                       in attesa di farsi carne,                                                                                                           succo e concretezza.

Scappo senza guardare indietro,                                                                                       questo tempo è cattivo,                                                                                                          io lo temo.                                                                                                                                 La solitudine mi ha cucito                                                                                                         i lembi del cuore,                                                                                                             caverna di fedeltà a un fantasma.

Ho tagliato tutti i capelli,                                                                                                       quelli a destra,                                                                                                                           perché                                                                                                                                   nella cicatrice potessi                                                                                                         leggerci la disperazione,                                                                                                  quella della fuga.

Ho l’Anima chiusa sotto le stelle,                                                                                             piangono immobili                                                                                                                   ci fanno sembrare uguali,                                                                                                       nelle notti che si inseguono                                                                                               senza toccarsi,                                                                                                                     tra la partenza e l’arrivo,                                                                                                         in mezzo tutto quello che abbiamo lasciato.

Scappo senza cibo,                                                                                                                 ho un corpo che si ribella                                                                                                         e si ascolta gridare                                                                                                             come non ci fosse mai                                                                                                         stato il ritorno                                                                                                                           dopo l’eco di quel nome.

Ho tagliato tutti i capelli,                                                                                                             perché non mi assomigliassi più                                                                                             e rimanessero solo gli occhi                                                                                                     a ricordarmi                                                                                                                             chi sono stata, chi sono,                                                                                                       chi sarò.